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Morto Luigi Cascioli, lo studioso che negava l'esistenza di Gesù

16 marzo 2010

Luigi Cascioli

E’ scomparso ieri nella sua casa di Roccalvecce (VT) Luigi Cascioli, ateo convinto, studioso autodidatta ed erudito storico specializzato nel primo periodo cristiano. Cascioli ha avuto una certa notorietà sui mezzi di comunicazione dopo aver sfidato apertamente la Chiesa Cattolica, cosa che in pochi hanno mai avuto il coraggio di fare. Nel suo libro più famoso La Favola di Cristo, Luigi Cascioli mette in discussione l’esistenza di Gesù. Il libro, autoprodotto, è il risultato di accurate ricerche svolte sulla nascita di Gesù e le origini del Cristianesimo. Secondo queste indagini la figura di Gesù non sarebbe altro che una costruzione inventata e fittizia compiutasi nella metà del II secolo. Secondo la tesi portata avanti dal libro, la figura di Gesù sarebbe ispirata a quella di Giovanni di Gamala, un membro del gruppo ebraico estremista degli Zeloti vicino agli Esseni.

Su Wikipedia nella pagina dedicata a Luigi Cascioli vengono riportati alcuni dei punti fondamentali della sua teoria:

  • molte delle più famose vicende bibliche sarebbero riconducibili ad altrettante leggende presenti nelle principali religioni dell’epoca. Non fa eccezione quella di Mitra, logos nella religione avestica, tanto quanto Gesù in quella cristiana;
  • la descrizione (peraltro molto scarna) di Nazaret presente nei Vangeli non corrisponderebbe all’attuale città di Nazaret, bensì a Gamala nella regione del Golan. Dai Vangeli egli ricava infatti che Nazaret è situata in cima a un monte e nei pressi del Lago di Tiberiade, quando invece l’attuale Nazaret è sita in collina e dista quaranta chilometri dal lago. Il termine “Nazareno“, con cui Gesù viene chiamato in alcuni passi dei Vangeli, sarebbe stato distorto dagli evangelisti in un inesistente riferimento a Nazaret, mentre il significato reale sarebbe quello di “Nazoreo“, cioè “Nazir”, membro iniziato dalla comunità essena in preparazione di una rivolta ebraica contro l’Impero Romano. Lo stesso appellativo Gesù, non sarebbe stato nome proprio all’epoca della Palestina evangelica;
  • il personaggio di Giovanni di Gamala presenterebbe notevoli analogie con quello di Gesù: Cascioli afferma che egli era figlio di Giuda il Galileo (personaggio storico citato da Giuseppe Flavio, fondatore del movimento ribellistico zelota, ucciso durante una sua rivolta antiromana) e che aveva tre fratelli chiamati Giacomo, Simone e Kefas (ossia Pietro), come i principali apostoli (nei vangeli si parla esplicitamente dei fratelli di Gesù, ma molti studiosi sottolineano che nella tradizione ebraica il termine fratelli può anche indicare genericamente dei consanguinei).[4][5] Il presunto Giovanni di Gamala formò con essi una banda armata in rivolta contro l’occupazione romana, ma fu catturato nell’orto del Getsemani e crocifisso;
  • gli apostoli sarebbero stati in realtà dei guerriglieri, accoliti del movimento zelota e chiamati banda dei Boanerghes: ad esempio Giuda Iscariota deriverebbe il suo appellativo da sicario, mentre Simone zelota denuncerebbe l’appartenenza alla setta zelota.

Basandosi sulla teoria sostenuta nel libro La Favola di Cristo Luigi Cascioli ha anche denunciato la Chiesa Cattolica, nella persona di Don Enrico Righi, parroco rettore della ex Diocesi di Bagnoregio per abuso della credulità popolare (Art. 661 C.P.) e per sostituzione di persona (Art. 494 C.P.). La querela è stata depositata al Tribunale di Viterbo l’11 settembre 2002. Sul suo sito www.luigicascioli.eu sono riportate tutte le fasi del processo.

Luigi Cascioli ha scritto anche “La morte di Cristo” e “La statua nel viale“, dei quali sono stati stampati versioni in diverse lingue, ed attualmente stava lavorando ad un nuovo libro su Fatima.

Nonostante aver avuto una certa eco ed essere stato intervistato anche dalla BBC, Luigi Cascioli è sempre stato ignorato e forse osteggiato dai maggiori mezzi di informazione italiani. Ma lui non si è mai arreso e ha sempre portato avanti con coraggio e determinazione la sua denuncia contro la Chiesa Cattolica.

Secondo una ricerca 8 italiani su 10 sono cattolici

17 marzo 2008

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Quanto emerge da un’indagine svolta da Demos per il quotidiano la Repubblica, otto persone su dieci si definiscono cattoliche e considerano “Utili, ma poi ciascuno si deve regolare secondo coscienza” le prescrizioni della Chiesa sulle questioni che riguardano la vita, la sessualità, la morale. Lo studio di Demos ha indagato i rapporti e le interrelazioni tra società, religione e politica, al giorno d’oggi sempre in primo piano nella nostra quotidianità. Non c’è notizia o avvenimento che non richiami alla relazione, a volte conflittuale, a volte molto meno, tra questi tre poteri, che dovrebbero essere indipendenti ma che spesso, volente o nolente, non lo sono affatto.

Secondo i dati raccolti, l’appartenenza alla religione cattolica rimane un tratto caratterizzante della società italiana. Delle otto persone su dieci che si dicono cattoliche, la metà afferma di esserlo in base ad un legame fondato sulla tradizione e sulla famiglia, il 32%, invece, sulla fede. Gli ultimi dieci anni hanno visto scendere il consenso e la fiducia nella Chiesa che rimane però uno dei soggetto sociali con il maggior credito (55%).

In ambito etico e morale avanza, come ci si attende, il relativismo. Gli intervistati affermano di ascoltare l’insegnamento delle gerarchie ecclesiastiche ma di mettere in primo piano i convincimenti personali e la propria coscienza. Queste posizioni traspaiono nelle tematiche fortemente discusse in questi ultimi tempi che hanno visto la concentrazione massima della Chiesa. Un esempio su tutti, l’eutanasia. Il 45% delle persone intervistate si dice contro l’eutanasia, percentuale che sale al 63% nei praticanti assidui, ma è sotto la media tra chi dichiara una frequenza saltuaria ai riti religiosi (40%).

Il tentativo della Chiesa di influenzare la vita politica e sociale del nostro paese genera malumori soprattutto in una componente rilevante della società, anche se minoritaria. Quando l’interventismo della Chiesa tocca la vita sessuale e privata delle persone questo viene considerato troppo pesante mentre è tollerato maggiormente quando affronta i temi della vita e della morte. Il 51% delle persone interpellate sostiene che la Chiesa ha il diritto di esprimersi su questi temi, a patto che non cerchi di influenzare le scelte della politica. Il 49% inoltre credono che i politici italiani siano troppo inclini a farsi influenzare dalle pressioni della Chiesa.

Per quanto riguarda la politica i dati confermano quella che è la sensazione generale: gli elettori cattolici guardano al centro destra. La distanza tra il Pdl di Fini e Berlusconi ed il Pd di Veltroni è di nove punti tra i praticanti saltuari ed arriva quasi alla cifra record di 20 punti tra i frequentatori assidui.

Per un libro le stigmate di Padre Pio sarebbero fasulle

12 novembre 2007

Un libro, pubblicato da Einaudi, sta scatenando polemiche infinte tra pro e contro, atei e no, ebrei e cattolici. Il volume in questione si chiama ‘Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento’ ed è stato scritto da un professore universitario ebreo di Storia Moderna dell’Università di Torino, Sergio Luzzatto. La ‘rivolta’ è scoppiata dopo che il Corriere della sera ha pubblicato un intervento dello stesso Luzzatto in cui racconta il suo lavoro editoriale, seguito da una serie di interventi (Alberto Melloni, Aldo Cazzullo e Vittorio Messori) . Seconda la tesi sostenuta da questo storico, e suffragata da un documentazione in mano anche all’istituzione del Sant’Uffizio, le stigmate di Padre Pio sarebbero state provocate artificialmente.I dubbi attorno alla veridicità delle note piaghe sulle mani del frate di Pietrelcina sarebbero sorti dopo le dichiarazioni di un farmacista che, nel 1919, si vide richiedere da Padre Pio, attraverso la mediazione della cugina Maria De Vito, dell’acido fenico puro, cioè “una sostanza adatta per procurarsi piaghe alle mani”. “Quando ella tornò a Foggia – racconta il dottor Valentini Vista parlando di sua cugina – mi portò i saluti di Padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell’acido fenico puro dicendomi che serviva per Padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacità di un cento grammi, bottiglietta datale da Padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quel acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani”. Naturalmente questa è solo la supposizione del titolare di una farmacia di Foggia. Nella cella di Padre Pio fu poi rinvenuto veramente dell’acido fenico.

Ma le perplessità, fino a quel momento tenute segrete, vennero confermata da un’altra richiesta da parte del frate: quattro grammi di veratrina. A scopi terapeutici la posologia consueta per la veratrina è compresa tra uno e cinque milligrammi. Padre Pio, invece, ne richiese, sempre alla devota De Vito, quattro grammi, una richiesta insolita e alquanto ingiustificabile. Il frate avrebbe, infatti, potuto seguire le vie ordinarie, in altre parole, richiedere una ricetta medica senza seguire vie sotterranea che, quantomeno, insinuano il dubbio sull’irregolarità dell’atto.

Supposizioni di un ebreo invidioso? Menzogne per infangare il nome di uno dei martiri ed eroi moderni della Chiesa Cattolica? Oppure una verità storica scomoda e da seppellire nuovamente nelle pieghe della storia dimenticata e passata? A questi quesiti non so rispondere, ma non si può negare che questa inchiesta storica getti il seme dell’incertezza sulla verità intorno San Giovanni Rotondo. Quello che Luzzatto racconta, non dimentichiamolo, viene confermato da un documento, custodito dall’archivio vaticano della Congregazione per la Dottrina della Fede, sottoscritto da Padre Pio, in cui richiedeva l’acido fenico alla signorina De Vito. “Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di aver da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo”. E queste sono fatti e non supposizioni, poi ognuna tragga le dovute conclusioni.