Cosa si deve fare per sbattezzarsi
30 aprile 2009

Mi sono sempre chiesta cosa si debba fare per sbattezzarsi e quali sono le ragioni che spingono alcune persone a farlo. Cercando informazioni online ho trovato quello che cercavo sul sito dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti). Ho così scoperto che per la chiesa lo sbattezzo si chiama apostasìa e che questo viene considerato dal diritto canonico come un “delitto”. Per la Chiesa, chi si proclama ateo ed agnostico, anche se non si è sbattezzo, viene ritenuto un apostata e per questo soggetto alla scomunica latae sententiae. Ma quali sono le conseguenze di uno sbattezzo e della relativa scomunica?:
- esclusione dai sacramenti
- negazione delle esequie ecclesiastiche in assenza di segni di pentimento
- Impossibilità a ricoprire l’incarico di padrino o madrina per battesimo e confermazione
- Obbligo di licenza del vescovo per l’ammissione al matrimonio canonico
Sono tanti e diversi i motivi che spingono una persona a volersi sbattezzare. Credo però che tra le principali motivazioni ci sia un fattore di coerenza: se non si è più cattolici e ci si proclama atei ed agnostici da tempo non ha molto senso continuare a rimanere nelle file di un movimento che non si ritiene più il proprio. E poi c’è un fattore di rivendicazione della propria identità totalmente diversa da quella di una Chiesa che porta avanti determinate battaglie (contro i Gay, le unioni di fatto, l’aborto, l’uso dei preservativi) spesso non condivise da chi è stato battezzato quando era bambino e che adesso non si considera più cattolico anche se di fatto lo è ancora. Inoltre, sbattezzarsi significa anche dare un segnale forte alle autorità ecclesiastiche.
Procedimento per lo sbattezzo
Chi conosce la parrocchia presso la quale è stato battezzato deve semplicemente scrivere una lettera al parroco con la quale si chiede che sia annotata la propria volontà di non far più parte della Chiesa cattolica. La lettera deve essere inviata per raccomandata a.r. allegando la fotocopia del documento d’identità. Non è necessario fornire alcuna motivazione. Sul sito dell’Uaar è possibile trovare anche un modello di lettera scaricabile che devo solo essere compilata, ma può anche essere modificata a proprio piacimento.
Versione in pdf www.uaar.it/laicita/sbattezzo
Nel caso non si subito né la prima comunione né la cresima, inoltre, si può provare a inviare alla parrocchia il seguente modulo www.uaar.it/laicita/sbattezzo/sbattezzo-modulo-per-sbattezzo-retrodatato
Se non si conosce la parrocchia nella quale si è stati battezzati si deve, per prima cosa fare una ricerca sul Motore di ricerca parrocchie.it. Qualora l’esito fosse infruttuoso è necessario inviare una richiesta al parroco dove è stata impartita la prima comunione (a partire dal 1984) o la cresima, chiedendogli di fare un’annotazione della richiesta sui documenti che attestano la somministrazione di questi sacramenti.
In alternativa, se ci si è sposati con il rito concordatario, si può anche inviare una richiesta alla parrocchia delle nozze, chiedendo di conoscere la parrocchia di battesimo.
Lo sbattezzo avviene nell’arco di una quindicina di giorni, termine di legge entro cui le parrocchie sono obbligate a rispondere con una lettera con cui confermano di aver annotato sull’atto di battesimo e/o sul registro dei battezzati quanto richiesto dallo ‘sbattezzando’. Se la parrocchia non dovesse rispondere è possibile presentare ricorso al Garante per la protezione dei dati personali.
Per tutte le altre informazioni vi rimando al sito dell’UAAR


